6 giri intorno al sole

Oggi il mio blog compie 6 anni. Nato d’estate a Milano, ha registrato in questi anni viaggi e pensieri. Dai mesi parigini al trasferimento a Torino, è lo specchio di ciò che ho vissuto e di quello che ho provato. Tra le sue pagine osservo la me stessa in continuo mutamento, che procede a zig-zag nell’imprevedibilità della vita. Ed è proprio bello questo zigzagare, che rende ogni anno speciale ed unico 🙂

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The Starry Night – Akira Kusaka

L’esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque.
Enzo Jannacci

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Tashi delek, Himalaya

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Non mi è mai piaciuta la montagna degli scalatori. Fin da piccola, non capivo la fatica delle salite per raggiungere la cima più alta. Col passare degli anni, mi sono resa conto che mi piace la montagna “lenta”, quella delle camminate tra i boschi e dei sentieri che portano da un villaggio montano all’altro. Quella comunitaria, e non quella sfidante delle sue vette.
A sentir parlare dell’Himalaya e del remoto Tibet, subito immaginavo scalate e trekking difficili, lontani dalla mia idea di montagna. Ma mi sbagliavo: in Nepal, sulla frontiera col Tibet, c’è una regione fatta di valli e campi coltivati, il Dolpo. Ed è stato Paolo Cognetti a presentarmela, nel suo ultimo libro “Senza mai arrivare in cima”.

Il Dolpo è una zona remota e scarsamente abitata, si dice sia l’ultimo rifugio dei tibetani.
Attraverso le parole di Cognetti ho sentito la forza del vento che prega attraverso le bandiere, ho sentito la pace di quei luoghi. Sembra sia il regno del leopardo delle nevi, temuto ma anche protetto perché ogni forma di vita è sacra. Un posto in cui le persone camminano giorni per raggiungere un villaggio, un terra dove i monaci si ritirano per meditare e raggiungere il nirvana, l’illuminazione.
Leggende narrano che nascoste tra le vette più alte del Dolpo ci siano valli floride che solo i lama sanno raggiungere: rifugi anti-uomo dove recarsi in tempi di guerra e violenza. Lì le montagne non sono conquistate, ma venerate camminandoci intorno.
Ogni bene al Dolpo, Tashi delek.

 

Click

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Può capitare a ciascuno di noi. Arriva un momento in cui qualcosa della nostra vita viene messo a fuoco, qualcosa nascosto dentro di noi esce alla scoperto e si ridimensionano le priorità, si acquista maggior consapevolezza.
Può succedere attraverso una lettura od una notizia che ci commuove; a volte capita in conseguenza ad un susseguirsi di incontri casuali. In un attimo, “click”: si ridistribuiscono i pesi, si costruiscono nuovi percorsi da seguire per essere più solidali con sé stessi. In un attimo tutto diventa più chiaro, come la quiete dopo la tempesta.
E’ come un regalo, una festa per il proprio essere.

Un racconto eschimese spiega così l’origine della luce: «II corvo che nella notte eterna non poteva trovare cibo, desiderò la luce, e la terra si illuminò». Se c’è un vero desiderio, se l’oggetto del desiderio è veramente la luce, il desiderio della luce produce la luce.

Simone Weil

Resistere

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Ci sono momenti, sempre più spesso ultimamente, in cui si leggono cose orribili sui social e sui giornali. Gente cattiva, insensibile, “leoni da tastiera” che non sanno cos’è l’empatia ed il rispetto per il prossimo. Gente al governo o nelle forze dell’ordine che se la prende coi più deboli o con chi li difende. Ci troviamo in un circolo vizioso di violenza verbale e sua legittimazione e ciò mi riempie di sconforto.

Per fortuna c’è la poesia, c’è la satira intelligente, ci sono e ci sono state persone belle che rincuorano l’anima e che danno speranza.
Oggi, mi affido al mio amato Roald Dahl.
Oggi sarà lui il mio scudo.

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Gli Sporcelli, Roald Dahl (1980)

Pause per l’io

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Nonostante le lezioni di yoga e di meditazione, nonostante la consapevolezza che il lavoro debba restare confinato all’ufficio, la testa vaga senza freni tra to-do list e preoccupazioni varie.
Capita a volte, di svegliarsi di prima mattina con la mente già reattiva e pronta a scrivere mail e fissare riunioni, soprattutto nei periodi più impegnativi. E così vacillo tra la soddisfazione di fare un lavoro che mi piace ed il non riuscire a metterlo in stand-by varcata la porta di casa. Ovviamente non sono l’unica che “soffre” di questo mancato equilibrio tra casa e lavoro e per un caso fortuito sono incappata in un libro “rituals for every day” che invita a scegliersi dei riti per predisporsi con calma alla giornata che inizia ed a staccare completamente una volta usciti dall’ufficio.
Si tratta di dedicare del tempo a sé, contemplando il proprio io e mettendo una distanza tra esso e la routine. E’ una pratica che necessita tempo, e chissà se riuscirò a seguirla in modo assiduo. Ma questo è il fioretto, in ritardo, per l’anno nuovo.

Il rito è un pensiero in atto. È il pensiero umano incarnato in un gesto, capace di un’intensa forza d’espressione come della più squisita delicatezza mentale.
Gérard Calvet

 

Il giro del mondo in 80 libri

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Mi piace leggere di viaggi perché significa vivere pezzetti di mondo mai visti, perché significa osservare un luogo attraverso gli occhi di un’altra persona.

Due sono gli autori che mi hanno fatto appassionare alla letteratura di viaggio: Francisco Coloane e Tiziano Terzani. Il primo, assieme a Sepulveda, ha fatto nascere in me l’amore per il Sud America. Il secondo mi ha portato a viaggiare attraverso l’Asia.

Dopo di loro, vari scrittori mi hanno accompagnato nei miei viaggi reali ed immaginari.
Dall’Australia di Alex Oggero, all’Europa di Claudio Magris e Paolo Rumiz fino al Canada di Alice Munro ed agli Stati Uniti di Raymond Carver. Alcuni, l’hanno fatto attraverso l’illustrazione: Florent Chavouet mi ha portato alla scoperta del Giappone con i suoi disegni pieni di dettagli ed ironici.

Quest’anno, per via delle spese per la casa nuova, non potrò andare lontano. Approfitterò quindi degli scrittori a me cari, o di autori ancora sconosciuti, per farmi portare a zonzo per il pianeta.

Il viaggio è un sentimento, non soltanto un fatto.
Mario Soldati

Ischia, isola di oleandri e limoni

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Il castello Aragonese, Ischia

I ricordi del mio soggiorno a Ischia tornano a galla non appena l’isola venga nominata in qualche romanzo. Da “Ischia” di Gianni Mura a “Matrioska” di Cristina Comencini, bastano pochi dettagli per farmi ripensare a quel pezzettino di Italia, ben più lontana dalla penisola di quei 28 km in linea d’aria.

Sono stata a Ischia nell’estate 2015 per una conferenza, e già prima di partire sapevo che mi sarei persa tra le vie dei paesi lungo mare, passeggiando pigramente come tanti scrittori ed artisti hanno fatto nel passato. Il mio fulcro sarebbe stato il castello Aragonese, roccia su roccia a picco sul mare.
Soggiornai all’Hotel Continental, dove si teneva la conferenza. Ancora ricordo con piacere le sue piscine termali: la mia preferita era quella tropicale, posta in una serra di vetro con piante e fiori. 38 gradi che solo io riuscivo ad apprezzare, in quel giugno assolato.

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Borgo Sant’Angelo, Ischia

Dalla gita in barca attorno all’isola alle camminate serali per le strade di Ischia Ponte, fino al bagno nella baia di Sorgeto, apprezzai l’anima selvaggia e suggestiva di quell’isola verde, meno famosa di Capri ma molto più intima ed evocativa.

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Oleandri, castello Aragonese

Il mio girovagare al castello, accompagnata da gabbiani fin troppo territoriali, è quanto di più vivo mi è rimasto. Ed il cibo divino, ovviamente: dalla parmigiana di melanzane al pesce crudo sfilettato ad un’insolita pasta zucchine e cacao.
Un’isola di sensi, di profumi e sapori che è bello pensare siano confinati lì, per essere apprezzati dai forestieri e custoditi dai locali.

Il senso di pace, di avventura che mi dà l’essere in questo albergo nell’interno di Ischia, è una di quelle cose che ormai la vita dà così raramente.
Pier Paolo Pasolini