Un angolo di blu islandese

Come le maree, anche i ricordi dell’Islanda periodicamente tornano.
Spesso ripenso ai luoghi dove si arrivava la sera, dopo una giornata di esplorazione di quell’isola selvaggia così battuta da pioggia e vento.

Il posto più bello e meditativo è stato senz’altro la tungulending guesthouse, con la sua accogliente sala e la vista mozzafiato sulla baia di Skjálfandi, situata a Nord-Est dell’isola.

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E’ una casetta in riva alla baia, accessibile attraverso una strada scoscesa e sterrata, non visibile dalla strada principale. Di fronte alla casa, c’è un molo, ed ancora più in là, dall’altra parte della baia, le montagne innevate.

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Le camere sono arredate in modo semplice. Tutto profuma di oceano.

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Il padrone di casa è un ragazzo tedesco che ha comprato da poco la struttura. E’ tutto molto confortevole, l’atmosfera è tipica di quelle case dove si è a contatto con persone sconosciute ma che hanno una sensibilità simile alla tua.

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Si legge, si guarda la baia.

D’estate, i tramonti a quelle latitudini sono interminabili.

Quella sera c’era solo qualche nuvola all’orizzonte.

Si beve vino, si chiacchiera.

Sarebbe bello tornarci di nuovo, e magari fermarvisi un po’.

Studiando i raggi cosmici nella pampa

Da anni ormai vado nella provincia di Mendoza, in Argentina, per lavorare all’Osservatorio Pierre Auger. Quest’ultimo è un grande esperimento internazionale che studia le proprietà dei raggi cosmici, particelle galattiche ed extra-galattiche che arrivano nella nostra atmosfera ed interagiscono con le molecole d’aria, producendo degli sciami di particelle che penetrano l’atmosfera fino ad arrivare a terra.

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Mappa dell’Osservatorio: ogni pallino blu rappresenta uno strumento che misura le particelle che arrivano a terra. L’area coperta è di 3000 kilometri quadrati. L’atmosfera sovrastante essa viene osservata da 24 telescopi, disposti in 4 stazioni e denotati sulla mappa dai nomi in giallo (Coihueco, Loma Amarilla, Morados, Leones).

Il ruolo dell’Italia nella collaborazione è molto importante, partecipando attivamente sia al mantenimento ed all’innovazione degli strumenti, sia all’analisi dati.
Per saperne di più al riguardo, visitate il sito ufficiale Pierre Auger 🙂

L’osservatorio è stato costruito in un’area semi-desertica, la pampa amarilla, a circa 400 km a sud di Mendoza e ad un’altezza di circa 1420 m, vicino alla città di Malargue. La zona circostante la città è praticamente disabitata, ad eccezione di qualche estancia sparsa qua e là. Per questo motivo, la natura è incontaminata e vi sono diverse riserve naturali di una bellezza mozzafiato. Anno dopo anno ho imparato ad amare la pampa, lo staff dell’osservatorio e gli abitanti di Malargue. Ormai mi sento a casa ogni volta che arrivo in quella remota cittadina, dopo più di 30 ore di viaggio tra aereo e macchina. Ci sono luoghi dove torno sempre. Altri, più remoti, dove sono stata solo una volta.

E’ ora di dedicare spazio in questo blog all’osservatorio per cui lavoro da quasi 5 anni, e a tutti i posti meravigliosi che si trovano nelle sue vicinanze! 🙂

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La pampa amarilla dal telescopio di Coihueco

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Le Ande

 

Passeggiare nella Capitale

Roma è una città unica al mondo. Come Parigi, è stata esaltata da tanti letterati ed artisti. A differenza della capitale francese, Roma ha radici molto più profonde. Città con 3000 anni di storia, ha visto sorgere e tramontare l’Impero Romano, ha conosciuto l’oscurità del Medioevo e la bellezza Rinascimentale.

Passeggiare nelle sue vie è come rivivere la storia dell’Italia e del mondo intero. Come disse Henry James “stare a Roma e non far mai una passeggiata a piedi, sarebbe, mi sembra, poco divertente”.

Roma va calpestata, anche senza meta, nei vari momenti della giornata. La notte, la Capitale diventa imponente ed al tempo stesso eterea.

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Foro di Nerva

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Colosseo

Di giorno invece, si mostra in tutta la sua variegata bellezza. Credo che sia la città con più contraddizioni al mondo, ed è per questo che è così affascinante.

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Tevere

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Altare della Patria

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Largo Argentina

 

Roma, ne l’aer tuo lancio l’anima altera volante

accogli, o Roma, e avvolgi l’anima mia di luce.

Giosuè Carducci

Ritorno in India

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Dopo 11 anni sono tornata in India.

Stavolta per una ragione completamente diversa: la figlia di un caro amico indiano si sposa!
Era tempo che volevo farmi un nuovo viaggio in India, così ne ho approfittato. Stavolta però non ho visto l’India rurale, quella che tanto mi aveva entusiasmato, ma l’India urbana. Prima Mumbai (la vecchia Bombay), poi Chennai e Bangalore.

Sull’aereo ho letto alcune parti del libro Maximum City: Bombay Lost and Found di Suketu Mehta, che ritrae senza veli la città di Mumbai. Città crudele e fredda. Dove (quasi) tutto gira intorno ai soldi ed al potere. Ci sono stata poco, solo quattro giorni, ma è stata dura ed ho (intra)visto quanto riportato nel libro. La gita alla porta dell’India, tanto desiderata, è finita annegata nelle impressioni negative avute durante il viaggio in taxi.

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La porta dell’India, Mumbai

A Mumbai, le bidonville sono ovunque. Alla loro vista mente e cuore sono presi da rabbia, tristezza, disagio, senso di impotenza, paura. Esse sono frutto di colpe nostre e loro e preferisco non commentare oltre.

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Bidonville in centro a Mumbai

Il viaggio in macchina, od in tuc tuc, è sempre al limite del reale, a causa dell’intenso traffico, del continuo uso del clacson e della mancanza assoluta di regole stradali. Tutto ciò può essere anche vissuto come esperienza tipica del posto, e devo dire che mi sono anche divertita nei vari slalom tra una macchina e l’altra. Certo è che lo stress a cui una persona è soggetta alla guida è davvero altissimo.

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“Horn please!”, traffico a Mumbai

Le impressioni sono migliorate spostandosi al sud. Chennai è una città più piccola e meno occidentalizzata di Mumbai. Si vedono tanti templi induisti in giro, più verde, e più tranquillità. Le cose vanno ancora meglio a Bangalore, nonostante quest’ultima sia uno dei più importanti centri economici dell’India. Ma ormai, quel senso di amarezza ristagna in me. Come quando si incrina un sogno.

Probabilmente, la prima vacanza in India mi ha lasciato ricordi ed impressioni frutto di una mente ancora bambina. E’ quell’India però, che voglio serbare nel cuore. Non questa qui. Anche se ciò potesse suonare come una scelta comoda e parziale. Che sia, non mi importa.

Questo viaggio invece va accolto per come è stato. Grazie ad esso, mi sono resa conto di come è fatta l’India in tutte le sue sfaccettature e contraddizioni. Le esperienze accumulate in una sola settimana sono state tante: ho partecipato ad un matrimonio tra bramini, imparando antiche tradizioni induiste; ho vissuto un momento drammatico a Chennai a causa di un’improvvisa alluvione che ha bloccato la città e l’aeroporto; ho preso per necessità un treno espresso da Chennai a Bangalore, che tanto avevo desiderato in passato. E sopratutto, grazie a questa occasione ho conosciuto persone meravigliose, così vicine a me per aspirazioni e modi, nonostante l’appartenenza ad una nazione così lontana dall’Italia, in senso letterale e non.

Anche stavolta, ma in maniera completamente diversa, l’India mi ha dato tantissimo. E la pioggia intensa arrivata al momento del ritorno a casa, mi ha donato l’occasione di rivedere l’India che mi aveva conquistata 11 anni fa. Come per farmi ricordare la profonda bellezza della sua natura e quanto si celi dietro le sue metropoli soffocanti.

Ecco quindi l’ultima foto del viaggio, la più preziosa.

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paesaggio fuori dal finestrino, sul treno per Bangalore

In un libro indiano ho letto che il fato possiede tutto il potere mentre lo sforzo della volontà è solo un pretesto […]. Già il giorno dopo però, poche pagine più in là, ho trovato scritto che il fato non è altro che il risultato delle azioni passate, siamo noi, con le nostre mani, a forgiare il nostro stesso destino. (Susanna Tamaro)

 

Viaggiando con gli occhi degli altri

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I libri sono cari amici. Citando Terzani, essi parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla.

Oggi va così, si legge Tabucchi e non si guarda fuori dalla finestra. Si guarda dentro i suoi racconti di viaggio.

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El Peine de los Vientos, San Sebastian

Forse anche il vento ha una sua geometria, così deve aver pensato Chillida quando forgiò il Pettine del vento che si ammira davanti all’Atlantico, con la spuma delle onde che vi batte sul viso. (Antonio Tabucchi)

Reykjavik, la capitale più a nord del mondo

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Kex Hostel: vista sulla baia di Reykjavik

Le persone che abitano al freddo e al vento hanno un innato gusto per gli interni. Comprendono quanto sia piacevole stare al riparo dalle intemperie. Apprezzano i colori caldi, ed il mobilio vissuto che fa sentire subito a casa.

Appena messo piede al Kex Hostel, ci siamo sentite accolte dall’intera città. E’ un ostello molto confortevole, con una sala comune dove ci sono divani, tavoli, il bancone del bar, una cucina, ed uno spazio per piccoli concerti. Dalle finestre, si vede la baia di Reykjavik.

Il Kex non è un semplice ostello. E’ un punto di ritrovo per stranieri e locali, ed è frequentato da molti artisti islandesi, come gli FM Belfast.

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 Kex Hostel: bar

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Kex Hostel: concerto jazz

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Kex Hostel: il dehor

Come dentro, anche fuori dal Kex ci si trova a proprio agio. Reykjavik è una città giovane e piena di vita. Dalle piscine geotermali, ai negozi vintage, ai locali illuminati a festa la sera, ci si rilassa e diverte ad ogni ora del giorno. Le strade sono pulite e l’architettura delle case mi ricorda Ushuaia, un’altra città a sé stante, ma dalla parte opposta del globo.

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Reykjavik, sorella inattesa di Ushuaia

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Harpa Concert Hall

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Piscina pubblica geotermale

Il prezzo dei voli non rende Reykjavik una meta facile, a meno che si organizzi una vacanza all’esplorazione dell’Islanda. Resta comunque una capitale molto interessante e piacevole da visitare. E’ da tener in considerazione se si vuole vedere le aurore boreali in inverno. A 30 km dalla città c’è infatti il parco nazionale di ThingVellir che costituisce uno dei posti dove, con un po’ di fortuna, si possono osservare quei meravigliosi fenomeni atmosferici.

 

Nell’isola del ghiaccio e del fuoco

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Sono sempre stata attirata più dai posti freddi che da quelli caldi.
Soprattutto se incontaminati. Meglio se vicini all’acqua, che sia oceano, mare, lago. L’Islanda era una delle mete da me più agognate e finalmente, quest’anno ci sono andata. 7 giorni per girare l’isola sulla strada 1, la Hringvegur, che la percorre in forma circolare. Un totale di 1400 km di strada a tratti sterrata, passando attraverso regioni molto diverse tra loro. Dai ghiacciai del Sud ai vulcani del nord. Le famose Highlands, gli aspri altopiani interni dell’isola, le abbiamo viste solo da lontano. Ma è sempre meglio lasciarsi qualcosa indietro, per tornare di nuovo 🙂

Viaggiare sulla strada in Islanda è stato davvero appagante. La natura è incontaminata, gli spazi vasti e ci sono poche macchine in giro. Inoltre la conformazione del paesaggio cambia continuamente e ciò rende il viaggio una vera e propria esplorazione!

Torfbaeir vicino a Giljur guesthouse, Myrdalur valley

Baia di Vik

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campi di lava coperti da muschio e licheni

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vista del ghiacciaio Vatnajokull

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laguna di Jokulsarlon

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Geyser nella regione di Hverir

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lago Mytvan

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porto di Husavik

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Kopasker, a pochi km dal circolo polare artico

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Canyon vicino Dettifoss

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sul fiordo vicino Bordereyri

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Gullfoss

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Borgarnes

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fattoria di Gershlid

Abbiamo quasi sempre dormito presso sperdute fattorie (farm holidays). Un’esperienza unica grazie ad una sincera ospitalità ed la voglia di condividere, da parte sopratutto dei figli dei proprietari, il loro mondo quotidiano.

le varie tappe del viaggio, con partenza ed arrivo a Reykjavik

Il clima è stato clemente con noi. Nonostante la pioggia incontrata nei primi giorni, il giro in senso antiorario dell’isola ci ha portato fortuna ed abbiamo trovato giornate assolate al nord, godendoci la gita in barca nella baia di Husavik e la passeggiata lungo il canyon di Dettifoss.

Scendendo verso Reykjavik, abbiamo poi assistito ad un bellissimo tramonto nella cittadina vichinga di Borgarnes, con ombre lunghissime ed una luce surreale. Uno dei ricordi più intensi di tutto il viaggio.

Anche dal punto di vista umano, l’Islanda non delude. Gli islandesi sono un popolo accogliente e tutto sommato ottimista, visto quanto sia rigido il clima, soprattutto durante il buio inverno. Meglio quindi non lamentarsi della pioggia e del vento estivo. Anche perché, come si dice da quelle parti: “se non ti piace il tempo in Islanda, aspetta 5 minuti” 🙂

Nota culinaria:

in Islanda si mangia molto bene. Agnello, salmone e merluzzo si trovano dappertutto, sempre ben cucinati ed accompagnati da patate e verdure. Detto ciò, ci sono anche diversi cibi per noi bizzarri, come pesce e carne disidratati da mangiare come patatine, od il famoso rotten shark (squalo marcio). Quest’ultimo l’ho assaggiato solo una volta nella baia di Husavik. Nulla di disgustoso, ma sicuramente molto lontano dai nostri gusti mediterranei 🙂

Nel posare

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La mia pelle
accarezzata da matite ed acquerelli.
Occhi reggono
il mio corpo in tensione.

Poso e mi rilasso.
E così mi rendo conto
della forza dei miei pensieri.

Poesia dedicata all’Osservatorio figurale di Milano, ed al suo fondatore, Enrico Lui, che purtroppo non ho conosciuto. Grazie all’atelier mi sono liberata della paura del mio segno sulla carta ed ho imparato quanto sia appagante creare, come anche osservare l’altro nell’atto creativo.

Un libro prima dei 30

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Penso che la vita sia fatta di tanti piccoli (e grandi) traguardi. Chi mi legge sa che sono un’anima poliedrica. Mi piace tutto, ma e’ raro che mi focalizzi su qualcosa di specifico per molto tempo. Quello che però coltivo, anche se con qualche difficoltà, è la scrittura. Essa mi serve per registrare gli istanti vissuti, i viaggi, gli incontri, le emozioni e la mia crescita interiore, passo dopo passo.

Questo blog è nato due anni fa come “diario di bordo”, per descrivere i viaggi intrapresi e le mie letture preferite. Ora ha assunto un ruolo diverso, essendosi evoluto verso qualcosa di più introspettivo.

Per questo 2016, in cui compirò 30 anni, mi prometto di scrivere una raccolta di racconti brevi. La forma del racconto mi è congeniale, essendo io poco prolissa e amando parlare di cose diverse. Il tema sarà il viaggiare, in senso fisico e non, attraverso il ritratto di molte città.

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Hotel Taj Mahal, Mumbai

Chi viaggia senza incontrare l’altro, non viaggia, si sposta. (Alexandra David-Néel)

Le Ande di Pedro

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Da piccola guardavo sempre le Silly Symphonies di Walt Disney, dei cortometraggi animati prodotti negli anni 30′. A me ed ai miei genitori piaceva tanto l’episodio che raccontava di un piccolo aeroplano di nome Pedro, che doveva portare la posta da Santiago del Cile a Mendoza poiché i suoi genitori, aerei postali, erano malati. Ma attraversare le Ande non è per nulla facile, a causa delle forti turbolenze, soprattutto vicino all’Aconcagua (6962 m s.l.m.), la vetta più alta di tutta la catena montuosa. Il personaggio di Pedro vi conquisterà e allego qui il link alla versione spagnola:

Così, passati gli anni, quando per un viaggio di lavoro dovetti attraversare le Ande seguendo lo stesso tragitto di Pedro, l’emozione fu grandissima. I 45 minuti di volo li passai col naso attaccato al finestrino, a vedere quella meravigliosa ed imponente catena innevata. L’Aconcagua non l’ho vista, probabilmente era sotto le nubi quando l’aereo si trovava ad alta quota. Ma so che era lì da qualche parte, la sua presenza imponente si faceva sentire, nel silenzio meravigliato di tutti i passeggeri.

Sopra le Ande, tra Mendoza e Santiago del Chile