Spostamenti

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Non amo i bus in città. Sono spesso affollati ed a causa del traffico sono piuttosto lenti. Ma a volte, si osserva e si valuta con occhi diversi, a volte si apprezzano aspetti precedentemente criticati, magari dopo una giornata impegnativa. Stasera, dopo una giornata intensa durante la quale mi sono sentita fortunata in più di un’occasione, ho preso il bus e mi sono abbandonata sul sedile. Osservando il paesaggio urbano ho ascoltato i sogni di due giovani che cercavano casa all’estero e la chiacchierata animata di due sud-americane. E così ho lasciato andare i pensieri e ho ristorato l’anima. Mi piace pensare che la ragazza di fronte, molto simile alla me di dieci anni fa, stava facendo lo stesso.

Amo passeggiare per New York, andare in autobus… fa parte del mio lavoro. Se girassi in limousine non mi accorgerei di nulla.

Suzanne Vega

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I piccoli esploratori

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In queste settimane sto leggendo libri molto diversi tra loro che contengono riferimenti ai bambini nei loro primi mesi di vita, dalla loro vista alla loro personalità.  La spontaneità e l’intuizione sono le scintille preziose che vengono menzionate, facili da perdere nella vita adulta.

I bambini esplorano attivamente il mondo fin da subito, e ciò è cruciale per l’apprendimento. Sistematicamente osservano a lungo gli eventi che li circondano e giocano con gli oggetti nel modo più efficace possibile. Questa capacità di estrarre i dati corretti dal mondo, piuttosto che semplicemente elaborarli, è molto potente ed è ancora molto al di là della capacità di qualsiasi computer che conosciamo.
[Architects of intelligence, Martin Ford]

Appena nati i bimbi non hanno ancora la vista sviluppata ed il loro campo visuale arriva solo a 12 cm: possono vedere i colori brillanti e le forme attorno a loro ma non i dettagli. Nei primi mesi si focalizzeranno sui visi e le espressioni facciali, imparando ad imitarle. La vista si svilupperà completamente dopo i primi 6 mesi di vita.
[Beneath the skin, great writers on the body]

Il sorriso di un neonato è la prima, discreta anticipazione di una personalità. Ridere ci distingue dagli altri animali ed è un’espressione innata, naturale.
[La prima risata, Gioconda Belli e Alicia Baladan]

I bambini vedono il mondo con occhi nuovi e curiosi ed è questa la loro più grande bellezza.

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illustrazione di Alicia Baladan (La prima risata, Ed. Topi Pittori)

A un ragazzo si può dire tutto, assolutamente tutto, e spesso mi veniva da pensare quanto poco i grandi, perfino gli stessi genitori, conoscano i bambini. Non bisogna mai nascondere nulla ai bambini con il pretesto che sono piccoli e che è ancora presto perché sappiano certe cose. Che idea triste e infausta! Gli stessi bambini si rendono benissimo conto del fatto che i loro genitori li considerano ancora troppo piccoli per capire qualcosa, mentre loro capiscono tutto. I grandi non sanno che, perfino sulle questioni più difficili, un bambino è in grado di dare un consiglio assolutamente serio.
Fëdor Dostoevskij, L’idiota

 

Malesia in bus

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La Malesia di Sandokan è ormai un ricordo sbiadito: la giungla è confinata nelle riserve naturali ed altrove si trova esclusivamente urbanizzazione e piantagioni di palme. Dal finestrino del bus, siamo stati testimoni della deforestazione in atto, dovuta alla produzione massiva di olio di palma.
Nonostante ciò, la Malesia rimane una delle mete più interessanti del Sud-Est asiatico, per la ricchezza culturale e di luoghi mozzafiato. Nel nostro itinerario abbiamo visitato 4 città (tra cui la capitale Kuala Lumpur), due riserve naturali ed uno dei siti induisti più importanti del mondo (Batu Caves). Nella penisola ci siamo sempre spostati in bus, ed abbiamo raggiunto col traghetto l’isola di Pulau Tioman, ad una quarantina di chilometri dalla costa orientale.

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Itinerario: Kuala Lumpur – Batu Caves – Tanah Rata – Melaka – Mersing Johor – Singapore

RELIGIONE

Una delle caratteristiche più affascinanti della Malesia è il suo essere multiconfessionale: a prevalenza musulmana, la Malesia ospita induisti, cristiani, taoisti e buddhisti. In ogni città si trovano templi, moschee e chiese, magari una accanto all’altra. In metropolitana a Kuala Lumpur, nel tratto in direzione delle Batu Caves, la folla colorata di ragazzi e ragazze induiste si mischiava a noi turisti occidentali ed a ragazze musulmane col velo in modo perfettamente naturale. Una convivenza serena e pacifica, come dovrebbe essere ovunque nel mondo.

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Ingresso alle Batu Caves, Kuala Lumpur

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Melaka Straits Mosque

CUCINA

Per quanto riguarda la cucina, non potevamo trovarci meglio vista la nostra passione per la cucina asiatica: tutti i ristoranti tipici propongono cucina cinese rivisitata. Dal pesce alla carne ai piatti vegetariani, l’offerta è ricchissima ed abbiamo sempre mangiato benissimo. La cucina Nonya, diffusa soprattutto a Melaka (o Malacca per noi Europei) e tipica della penisola malese, è davvero ottima!
Vi sono poi ristoranti indiani più o meno dappertutto: a Tanah Rata, nel mezzo delle Cameron Highlands, ho potuto ri-assaporare l’autentica cucina dell’India del Sud, impossibile da trovare in Italia…un regalo inaspettato 🙂

CONTRASTI

Dopo aver visitato la moderna Kuala Lumpur, coi suoi grattacieli ed il suo centro scintillante, arrivare a Melaka è stato come tuffarsi nel passato coloniale e riprendere fiato. Melaka è una cittadina a misura d’uomo e piacevole, coi suoi canali e le sue casette basse dallo stile tipico “baba nyonya”.

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Petronas Tower, Kuala Lumpur

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Il canale principale di Melaka

NATURA

Da amanti della natura, abbiamo apprezzato moltissimo il soggiorno nelle Cameron Highlands, famose per le piantagioni di tè e per le foreste nebulose. Accompagnati da Jason, abbiamo esplorato la cloud forest e passeggiato tra i terrazzamenti delle coltivazioni di tè, imparando a riconoscere piante medicinali e funghi afrodisiaci.
Accompagnati da guide locali (in ciabatte!) abbiamo affrontato fango e sanguisughe per osservare dal vivo un fiore di Rafflesia in piena fioritura. Siamo stati così fortunati da vedere lungo il sentiero due boccioli di Rafflesia: piccole sfere rosse e lucenti che impiegheranno circa 9 mesi per sbocciare completamente!

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Vista sulla cloud forest, Cameron Highlands

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piantagioni di tè, Cameron Highlands

Prima di dirigerci a Singapore, abbiamo effettuato un’ultima tappa: 5 giorni nell’isola di Pulau Tioman, rinomata per le sue spiagge dorate e la giungla lussureggiante dell’entroterra.

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Sentiero nella giungla, Pulau Tioman

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La “nostra” spiaggia, Pulau Tioman

La riserva marina di Pulau Tioman rende lo snorkeling entusiasmante, permettendo di vedere coralli e pesci coloratissimi, come anche seppie e piccoli squali. Lungo la costa, strade sterrate permettono di passeggiare tra giungla, spiagge e campi da golf; quest’ultimi spesso campi di gioco per branchi di scimmie non sempre socievoli 😀 …ma questo è il bello della natura selvaggia!

 

Salviamo gli oceani

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I mari e gli oceani dovrebbero essere patrimoni dell’umanità, salvaguardati come delle opere d’arte. Ci regalano splendidi bagni e grandi emozioni e sono la casa di milioni di specie marine.
Eppure sono costantemente minacciati dall’inquinamento e dalla pesca intensiva.
Nella maggior parte dei casi, le azioni dei governi non bastano ma per fortuna esistono bellissime iniziative che riescono a proteggere gli ecosistemi marini.

4Ocean

La plastica dispersa negli oceani è diventato uno dei maggiori problemi ambientali del nostro tempo, con un impatto su oltre 600 specie marine. In meno di due anni, l’organizzazione 4Ocean ha rimosso più di 1000 tonnellate di rifiuti dagli oceani e dalle spiagge in giro per il mondo. Comprando l’ormai famoso braccialetto si può contribuire attivamente a pulire il nostro pianeta…il braccialetto è fatto con plastica riciclata ed arriva da Bali 🙂

The Ocean Cleanup

Organizzazione no-profit che sviluppa tecnologie all’avanguardia per pulire gli oceani dalla plastica. Nata dall’idea di un diciottenne olandese, The Ocean Cleanup è ora appoggiata da molte aziende e l’organizzazione punta alla raccolta dei rifiuti accumulati nella cosiddetta Pacific Trash Vortex, una zona nell’oceano Pacifico settentrionale dove si accumula la plastica a causa delle correnti oceaniche. Si stima che entro 5 anni dal completamento delle installazioni verrà eliminata la metà dei rifiuti. Per contribuire alla causa, si può effettuare una donazione od un acquisto nello shop.

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Nuotando coi leoni marini all’isola Espanola, arcipelago delle Galapagos (Ecuador)

WWF

In Italia conosciamo bene il WWF, soprattutto per il suo impegno costante nel proteggere le specie animali a rischio di estinzione. Ma quest’organizzazione no-profit si occupa anche di difesa dell’ambiente ed agisce attivamente contro la pesca illegale, nelle riserve naturali o riguardante specie marine protette. Facendo una donazione od un’adozione simbolica si può contribuire alla protezione del pianeta, sempre più a rischio a causa del cinismo dell’umanità.

Siamo legati all’oceano. E quando torniamo al mare, sia per navigarci che per guardarlo, torniamo da dove siamo venuti.

John Fitzgerald Kennedy

 

 

Un hacienda a Mindo

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Mindo è un piccolo paese in mezzo alle foreste dell’Ecuador. Le Ande scendono dolcemente verso la costa e nel formare delle colline hanno creato una valle fitta di vegetazione, casa di centinaia di animali.
Una strada sterrata parte dal centro di Mindo verso la foresta: indica il sentiero per la casa gialla, l’hacienda San Vicente, un lodge dove si può alloggiare e punto di partenza per camminate di ore o addirittura giorni. La tenuta ospita decine di specie animali, da piccoli mammiferi (scimmie cappuccine, aguti, ecc.) a uccelli (quetzal, cock of the rock, tucani, russet-backed oropendola, colibrì, aironi, ecc.). 200 ettari di foresta è a completa disposizione del turista, ed è anche per questo che la tenuta richiama ornitologi e naturalisti da tutto il mondo. L’Ecuador è infatti la quarta nazione al mondo per biodiversità ornitologica…quante cose si imparano viaggiando!

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Esplorando la tenuta San Vicente, Mindo (Ecuador)

Ci siamo avventurati nel sentiero principale l’ultimo pomeriggio del nostro soggiorno a Mindo ed è stato suggestivo ritrovarsi da soli nel fitto della foresta; le scimmie saltavano sopra di noi sui rami più alti degli alberi ed il silenzio era interrotto esclusivamente dai loro urli e dai richiami degli uccelli.

Il silenzio è l’araldo più perfetto
della felicità;
e quella mia
sarebbe una felicità da nulla
se si potesse esprimere a parole.

William Shakespeare

Rifugi

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Tutti noi affrontiamo periodi difficili in cui ci sentiamo svuotati, senza energie. Ed allora ognuno di noi corre ai ripari, cercando un rifugio fisico o virtuale dove rilassarsi e mettere da parte pensieri e preoccupazioni.
I libri sono tra i rifugi migliori per me, che siano romanzi o saggi. Ci permettono di pensare a cose che esulano la realtà quotidiana e di immedesimarci in persone diverse.
E poi ci sono i viaggi, anzi i sogni di viaggi: l’idea stessa di organizzare un viaggio verso mete remote riesce sempre a farmi star bene. Perché le emozioni più intense provate finora le ho vissute in luoghi incontaminati, a contatto con la natura selvaggia.

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Arcobaleno all’isola Isabela, arcipelago delle Galapagos (Ecuador)

Dopo due anni di viaggi all’equatore, è forte in me il desiderio di visitare il profondo Nord. In particolare le isole Svalbard, le terre abitate più a nord del pianeta Terra.

Già solo guardando le foto che ritraggono quelle isole così distanti, ci si immerge in quei mondi ghiacciati dove regnano il silenzio e le leggi della natura.

E così si ridimensiona tutto, dentro al rifugio dell’immaginazione.

In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare.

Henri Laborit

Quel momento dell’anno

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Stamattina è arrivata una molto gradita mail di auguri, dalla bravissima illustratrice Ilaria Urbinati. E’ la stagione per essere allegri, dice il suo splendido acquerello 🙂

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E così mi sono accorta che siamo quasi a Natale e che quest’anno non l’ho sentito arrivare. “Non sento”, dice l’illustrazione di Sylvia, cara amica e talentuosa illustratrice.

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“Non sento il Natale” di Sylvia K

Quest’autunno è stato palcoscenico di ricerche e di sfide. Sono arrivate soddisfazioni ma anche delusioni dovute a questa società che cerca sempre di approfittarsi del prossimo e dove c’è una grave mancanza di gentilezza.
On top, come direbbero gli inglesi, qualche progetto a lungo termine a cui non sono abituata, io ex-scienziata precaria che rifuggevo qualunque programmazione riguardante il futuro prossimo (viaggi esclusi!).
Ma è anche vero che si cresce di anno in anno e se quest’anno lo spirito natalizio è ai minimi storici poco importa. L’importante è rimanere se stessi e dare peso solo alle cose che contano davvero.

La filosofia personale di ognuno non si esprime al meglio attraverso le parole; è espressa nelle scelte che si fa. Nel lungo periodo, modelliamo le nostre vite e modelliamo noi stessi.

Eleanor Roosevelt

Dietro le quinte del mio PhD

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Non tutti a questo mondo prendono un dottorato internazionale in Fisica, e vorrei quindi dedicare una pagina del mio blog alla tesi di dottorato che ho scritto lavorando per l’Osservatorio Pierre Auger all’Università di Milano Statale e di Paris Diderot.
La tesi può essere scaricata da qui, se si è interessati allo studio completo ed ai risultati ottenuti. Qui vorrei semplicemente raccontarvi la sua storia, come è nata e dove è arrivata.
Ecco innanzitutto il suo identikit 🙂

Titolo: “Mass Composition Studies of Ultra High Energy Cosmic Rays through the Measurement of the Muon Production Depths at the Pierre Auger Observatory”
Ambito: fisica dei raggi cosmici di altissima energia
Scopo: determinare la massa dei raggi cosmici in funzione dell’energia e della direzione di arrivo in base all’analisi dei dati acquisiti dall’Osservatorio Pierre Auger
Anno di pubblicazione: 2014

I PRIMI PASSI

Venni a conoscenza dell’Osservatorio Pierre Auger nell’autunno del 2009, al Museo di Storia naturale di New York. Da subito pensai che sarebbe stato fantastico lavorare per l’Osservatorio Pierre Auger, ma avevo ancora tutta la laurea magistrale davanti a me e misi quel sogno in standby. Al momento della scelta del dottorato, nel 2011, avrei potuto continuare a collaborare col CERN oppure ritornare a quel sogno mezzo dimenticato. Decisi per la seconda opzione e riuscii ad ottenere una borsa di studio, con l’accordo di effettuare parte del dottorato in Francia. Iniziai così il mio percorso accademico come membro della collaborazione Pierre Auger!

LA MISSIONE DI AUGER

L’Osservatorio Pierre Auger è stato ideato e costruito per studiare i raggi cosmici di altissima energia. I raggi cosmici sono particelle (protoni e nuclei) provenienti dalla nostra galassia o da galassie lontane che arrivano nella nostra atmosfera ed interagiscono con le molecole d’aria, producendo degli sciami di particelle secondarie (protoni, elettroni, muoni, kaoni, neutrini, eccetera) che penetrano l’atmosfera fino ad arrivare a terra.
Auger non misura direttamente i raggi cosmici, ma li studia attraverso la rivelazione (=misura) degli sciami di particelle secondarie. L’Osservatorio, situato nella pampa Argentina a 350 km a Sud di Mendoza, è composto da circa 1600 taniche d’acqua sparse su una superficie di circa 3000 chilometri quadrati (!!!) e da 27 telescopi che osservano l’atmosfera sovrastante l’area equipaggiata con i rivelatori di superficie. La superficie è enorme ed è dovuto al fatto che lo sciame generato da un raggio cosmico di altissima energia produce un’impronta a terra di decine di chilometri quadrati!
Misurando l’energia ed il tipo di particelle secondarie, gli scienziati che lavorano all’Osservatorio cercano di rispondere alle seguenti domande: qual è la massa media dei raggi cosmici? Come evolve la loro massa con la loro energia? Da dove arrivano?
Vista la natura complessa degli sciami di particelle secondarie, i ricercatori utilizzano analisi estremamente sofisticate per poter ricostruire l’energia, la massa e la direzione d’arrivo del raggio cosmico originario ed io ho preso parte a quelle analisi, dando il mio piccolo contributo.

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Di fronte ad uno dei rivelatori di superficie dell’Osservatorio Pierre Auger (Argentina)

LA “MIA” MISSIONE

Nel mia carriera accademica c’è sempre stato il fil rouge della misura della luce Cherenkov, dal reattore di ricerca del L.E.N.A. di Pavia ai cristalli scintillanti testati all’acceleratore SPS del CERN. Auger dispone di migliaia di rivelatori di superficie che misurano le particelle tramite la luce Cherenkov prodotta da queste nell’acqua (un fenomeno simile al boom sonico): per me ciò significava avere un mega rompicapo tra le mani!
Ho passato tre anni a studiare i segnali misurati, ed a combinare diversi tipi di indicatori per capire che tipo di raggio cosmico ha generato lo sciame. Tre anni passati in un baleno, tra viaggi in Argentina e meeting di analisi in giro per l’Europa. Tre anni in cui ho imparato dai miei insuccessi e dalle mie vittorie, tre anni in cui sono cresciuta come persona (poliglotta) e come scienziata.
Il lavoro di tesi ha necessitato di due ulteriori anni per essere pubblicato, dopo tante iterazioni e tante ottimizzazioni. Ma è proprio questo fare scienza, puntare al risultato con tenacia e con attenzione ai dettagli, senza trascurare nulla (o quasi, siamo pur sempre umani!).

La ricerca scientifica, benché quasi costantemente guidata dal ragionamento, è pur sempre un’avventura.
Louis-Victor Pierre Raymond de Broglie

Yoga 2.0

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Dopo un primo avvicinamento nel 2008, durato pochi mesi, quest’anno mi sono iscritta ad un centro yoga ed ho iniziato a praticarlo con assiduità. Ora che ho familiarizzato con le varie asana, lo pratico anche per conto mio: dopo appena un ciclo di vinyasa, la mente si svuota ed i muscoli iniziano a rilassarsi.
La parte dello yoga legata ai chakra ed alla meditazione non ha (ancora) attrattiva per me. Quello che pratico è uno Yoga 2.0: adattato alla vita occidentale, funzionale ad alleggerire mente e corpo dai pensieri e dalle tensioni quotidiane.

Lo Yoga è la tecnica tramite la quale, per mezzo dell’introspezione, l’uomo impara a conoscere se stesso, a tacitare le divagazioni del proprio pensiero, a oltrepassare i limiti dei sensi, a risalire alle fonti profonde della vita e a prendere contatto con le forze invisibili che si nascondono in lui, come in ogni aspetto del creato, e che costituiscono la natura profonda dell’essere vivente.
Alain Daniélou

Questa settimana mi sono imbattuta nel libro, “Donne in cerca di equilibrio” di Zoe Fishman. Il titolo ha catturato la mia attenzione e leggendo qualche pagina ho capito che centrava lo Yoga. Mi sono così immersa in una storia che ha come protagoniste donne trentenni che cercano di realizzare i loro sogni nel cassetto e nel mentre svolgono dei lavori di ripiego. Il libro è ambientato a New York e lo Yoga fa solo da contorno al romanzo, presentando degli spaccati di universi femminili diversi tra loro per aspirazioni ma con una base comune, la voglia di mettersi nuovamente al centro.
Tra le pagine ho ritrovato un po’ di me stessa, un po’ dei miei ricordi newyorkesi e la stessa idea di yoga che mi appartiene. Una lettura piacevole, almeno per me in questo momento. Qui ed ora, come nello Yoga.